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Quel che non legge il Reddito di Cittadinanza // ATS 16 e ATS 17

AIPAS Marche 24/02/2020 Approfondimenti

Il Reddito di Cittadinanza si inquadra come una nuova misura del sistema di welfare italiano che implica una politica attiva, coerente con l’art. 1 della Costituzione, che definisce l’Italia come “una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e con l’art. 3 della Costituzione, che indica come “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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Il Reddito di Cittadinanza si inquadra come una nuova misura del sistema di welfare italiano che implica una politica attiva, coerente con l’art. 1 della Costituzione, che definisce l’Italia come “una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e con l’art. 3 della Costituzione, che indica come “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Partendo dalla fonte costituzionale, si evince che la misura RDC (reddito di cittadinanza) nasce non solo per l’inclusione lavorativa del soggetto povero[1], ma per lo sviluppo dell’empowerment su due livelli: del singolo e della comunità[2].

Da una prima lettura e dalla presentazione della domanda, possiamo osservare che il RDC è uno strumento che presenta alcune criticità. Allo stato attuale la misura viene implementata a partire dall’esclusiva condizione economica dei beneficiari, valutata tramite l’ISEE (indicatore situazione economica ed equivalente) ponendo in secondo piano gli elementi sia endogeni che esogeni del benessere. In particolare se l’obiettivo principale della misura è l’inclusione sociale, è necessario, che sin dalla fase iniziale si possa costruire un rapporto di fiducia con il beneficiario al fine di permettere una valutazione del benessere multidimensionale.

Se effettivamente il benessere di un individuo è determinato sia dalla condizione economica che sociale, il RDC dovrebbe essere implementato come strumento di supporto per rafforzare il capitale umano, sociale e culturale  e non uno strumento di esclusivo sostegno al reddito antecedente la costruzione condivisa del Patto d’inclusione sociale previsto dalla normativa.

Tuttavia, vista l’organizzazione attuale della misura RDC, gli operatori hanno la possibilità di orientare l’impatto della stessa, attraverso l’utilizzo appropriato e ottimale degli strumenti: Analisi Preliminare (permette di ottenere una prima valutazione multidimensionale delle caratteristiche anagrafiche, economiche, culturali, abitative e delle condizione di salute del nucleo familiare osservato), Quadro di Analisi (permette di valutare nel dettaglio punti di forza e condizioni di bisogno in relazione a ciascuna dimensione investigata) e Patto Inclusione Sociale (permette di costruire una relazione con il nucleo familiare beneficiario allo scopo di promuoverne i punti di forza e valorizzarne la capacità di azione).  A seguito di un primo periodo di sperimentazione e assestamento  dello strumento RDC, l’esperienza acquisita ha permesso di stabilire come la creazione di reti formate da soggetti che rivolgono la loro attenzione al benessere multidimensionale della persona (Enti del Pubblico e del Privato Sociale) possa rappresentare uno strumento più adeguato alla condivisione di competenze, risorse e esperienze necessarie a  garantire una micro-progettazione più aderente alle reali caratteristiche e necessità del nucleo familiare. Ad esempio il Tavolo Povertà di Tolentino, nella logica di una micro-progettazione concertata e condivisa tra più soggetti sia del privato che del pubblico, può ipotizzare l’inclusione di soggetti del terzo settore, attività produttive, imprenditoriali e culturali, in modo tala da permettere l’arricchimento del capitale sociale per ampliare le opportunità a disposizione del nucleo familiare. Pertanto, l’operatore sociale, potrebbe utilizzare la misura RDC per avviare percorsi sia di autoconsapevolezza delle proprie capacità che allargare le opportunità disponibili tra le quali poter scegliere i propri stati d’essere potenziali: ciò che gli individui sono in grado di fare e il tipo di persona che possono essere. In una logica di sviluppo individuale intesa come libertà di essere e di fare, la promozione delle capacità umane e dell’arricchimento del contesto sociale e relazionale potrebbe rappresentare una ricaduta ulteriore rispetto all’esclusivo intervento di sostegno economico. Come afferma Amartya Sen[3] “La libertà di condurre diversi tipi di vita si riflette nell'insieme delle combinazioni alternative di functionings (funzionamenti) tra le quali una persona può scegliere; questa può venire definita la "capacità" di una persona”. Pertanto “La capacità di una persona dipende da una varietà di fattori, incluse le caratteristiche personali e gli assetti sociali […] aumentare le capacità umane deve costituire una parte importante della promozione della libertà individuale”.

In conclusione, la misura del RDC allo stato attuale, non riesce pienamente a “leggere” e mappare le interazioni tra le differenti dimensioni del benessere rischiando di tralasciare gli effetti che possono essere innescati dalla realizzazione di un circolo vizioso proprio dei contesti in cui si manifesta la povertà. Il reddito familiare, pertanto, si mostra un indicatore inefficace a descrivere i differenti gradi di separazione tra chi sperimenta condizioni di povertà multidimensionale, determinando così una sottovalutazione del ruolo svolto dal contesto e dagli assetti sociali presenti e dal ruolo che le capacità individuali, se sostenute e promosse, possono giocare per promuovere il benesere e la libertà individuale.

 

[1] INPS: l' ISEE è ricavato dal rapporto tra l’indicatore della situazione economica ( ISE= valore assoluto dato dalla somma dei redditi e del 20% dei patrimoni mobiliari e immobiliari dei componenti il nucleo familiare) e il parametro desunto dalla Scala di Equivalenza.

[2] Decreto legge n. 4 del 2019 e successive modifiche.

[3] Sen, A.K., (2007), “La libertà individuale come impegno sociale”, Roma, Laterza.


Articolo di Lucia Della Ceca; Chiara Olivari

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